Giovedì, 31 Ottobre 2013 15:32

Uncem: gravi squilibri nel rapporto di rappresentanza territoriale tra eletto ed elettore

A Torino risiedono 21 Consiglieri regionali, uno ogni 43mila abitanti. Dieci Consiglieri hanno la residenza in provincia, uno ogni 139mila persone. A Cuneo, in città, risiedono invece cinque Consiglieri, uno ogni 11mila abitanti; tre Consiglieri in provincia, uno ogni 178mila.

Sono solo alcuni dei dati esaminati e diffusi dall'Uncem Piemonte che dimostrano i grandi scompensi tra eletti ed elettori sul territorio, causati dall'attuale sistema elettorale regionale. "Siamo rimasti impressionati anche noi - spiega il presidente Lido Riba - dall'analisi delle residenze degli attuali Consiglieri regionali. Perché le differenze sono evidenti, eccessive. Discrepanze che minano la democrazia, la rappresentanza, la possibilità dei cittadini di sapere chi viene eletto e a chi fare riferimento, per poter monitorare l'attività e suggerire proposte per il loro territorio, nell'interesse dell'intero Piemonte". Le conseguenze dell'attuale legge elettorale regionale - che l'Assemblea di via Alfieri dovrà modificare nei prossimi mesi - non sono meno drammatiche del “Porcellum” nazionale, penalizzando pesantemente alcune aree del Piemonte e favorendone altre. In primo luogo Torino città, ma non solo. Alessandria non ha neppure un consigliere regionale residente in città, ma ne ha 3 (uno ogni 115mila abitanti) che vivono in provincia. Forte scompenso anche a Biella: in città è residente un Consigliere regionale (per 45mila abitanti) e anche in provincia vive un Consigliere, anche se i residenti sono tre volte tanti, oltre 140mila. La situazione diventa peggiore a Novara, dove in città (105mila abitanti) risiedono 3 Consiglieri regionali, uno ogni 35mila persone; in provincia, risiede un solo Consigliere ma i residenti sono ben 266mila! Più equilibrio, ma comunque numeri da correggere, a Verbania (un Consigliere residente nella città che conta 31mila abitanti e tre in provincia, uno ogni 44mila), a Vercelli (un Consigliere residente in città dove vivono 47mila persone e tre in provincia, uno ogni 44mila abitanti). La situazione migliore, di equilibrio, ad Asti: un Consigliere residente nella città (76mila abitanti) e due in provincia (uno ogni 72mila).

Ma come rimediare a questi vuoti di rappresentanza? L'Uncem rafforza la sua azione: "I Comuni hanno già depositato in Consiglio regionale la proposta di legge elettorale regionale che cambia radicalmente e riequilibra questi numeri - prosegue il presidente Riba - istituisce 50 circoscrizioni uninominali da 75mila abitanti in media, che eleggono ciascuna un Consigliere regionale. Solo così ogni porzione omogenea del territorio piemontese può essere adeguatamente e certamente rappresentata in Consiglio. Alcune legislature fa, Asti è stata addirittura priva di Consiglieri. Non deve succedere". Molti Comuni stanno continuando a dare il parere positivo alla proposta di legge. "Non può essere a rischio la democrazia - spiegano i primi cittadini di Alpette, Ostana, Pomaretto, Canosio, Druogno, primi firmatari e autori del testo - oggi è senz'altro in crisi. E pensare che le altre proposte di legge in discussione in Consiglio mirano a modificare il meno possibile l'attuale legge elettorale. Sembra assurdo, ma la logica rientra nella volontà di conservare la ‘specie’, o meglio, il posto. Non ci stiamo e chiediamo a tutti i Comuni di aderire a quella che molti hanno già chiamato ‘rivoluzione’. Crediamo non sia corretto definirla così. Si tratta semplicemente di un sistema equo, che riorganizza democraticamente la rappresentanza, toglie privilegi, riduce le spese delle campagne elettorali e dà al territorio la certezza di una voce. Gli amministratori, gli imprenditori, i rappresentanti delle associazioni locali, tutti i cittadini devono avere nelle istituzioni riferimenti chiari, riconoscibili, con i quali parlare e confrontarsi per il bene della collettività. Oggi non è così e, numeri alla mano, possiamo veramente parlare di una lobby della città capoluogo di regione, trasversale ai partiti e alle coalizioni, che muove le scelte e le indirizza a vantaggio delle aree urbane, a svantaggio di quelle a domanda debole, come le pianure votate all'agricoltura e la montagna".