Venerdì, 04 Ottobre 2013 10:40

Al via l'ottava edizione di "Parole d'Artista": il calendario completo

Martedì 15 ottobre prende il via l'ottava edizione di "Parole d'Artista", curata dal Teatro di Dionisio con la direzione artistica di Valter Malosti.
 
Spiegano gli organizzatori:

"Nel costruire una stagione ogni spettacolo è una sorta di fuoco di segnalazione nella nebbia di questi tempi. Una piccola luce per tentare di affrontare un cammino, conoscersi, incontrarsi.
È necessario ringraziare ancora una volta la Compagnia di San Paolo che ha creduto fortemente in questa stagione, selezionando l'iniziativa nell'ambito dell'edizione 2013 del bando “Arti Sceniche in Compagnia”, senza il suo contributo questo progetto non potrebbe esistere. E un ringraziamento va oltre al comune di Asti, agli altri partner storici dell'iniziativa: la Fondazione CRT, la Regione Piemonte, il Comune di Moncalieri e la sua Istituzione Musica Teatro.
 
Quest’anno abbiamo voluto ripartire dal titolo della nostra stagione, Parole d’artista, giunta alla
sua ottava edizione. Si ascolteranno in particolare parole di autori italiani, sotto l’ombra protettiva di tre numi tutelari del ‘900: Eduardo de Filippo, presentato nella cornice classica del Teatro Alfieri con Natale in casa Cupiello, reinventato in maniera emozionante da Fausto Russo Alesi per una produzione del Piccolo Teatro di Milano; Ettore Petrolini, con un testo assente da molti anni dalle nostre scene, Il padiglione delle meraviglie, farsa struggente e dolorosa che vede in scena insieme Massimo Verdastro e una ‘diva’ dell’avanguardia come Manuela Kustermann; e infine Giovanni Testori, di cui presenteremo a Moncalieri una nuova versione di Maddalene, realizzata in collaborazione col “Progetto Confluenze” sotto l’egida di Torino Danza e Unione Musicale, in cui si svilupperà ancora di più una feconda contaminazione tra danza, parola, musica e arti visive.
Maddalene è una singolare raccolta poetica, penetrante e istrionica, “un sunto, strozzatissimo, di storia dell’arte”, che accompagna il cammino visivo della Maddalena nei secoli: da Giotto a Francis Bacon. Carlo Boccadoro ha composto per questo progetto trenta suites per violoncello, eseguite dal vivo da Lamberto Curtoni, coreografate e danzate da Lara Guidetti.

A concludere questo breve ciclo novecentesco ci sarà Il soccombente, che Ruggero Cappuccio ha tratto dal grande romanzo di Thomas Bernhard dedicato a Glenn Gould, interpretato dal geniale Roberto Herlitzka, ormai conosciuto anche dal grande pubblico grazie ad una “tardiva” e meritatissima fama cinematografica.

Nella sala più informale del Piccolo Teatro Giraudi di Asti daremo spazio a tre proposte di drammaturgia italiana contemporanea e di scrittura di scena. Ospiteremo il pluripremiato
L'Origine del mondo di Lucia Calamaro, fiaba allucinata e iperrealista; Premio UBU Nuovo testo
italiano a Lucia Calamaro, Premio UBU Miglior attrice a Daria Deflorian, Premio UBU 2012 Ex
Aequo Miglior attrice non protagonista a Federica Santoro. A seguire ci sarà Eva di Massimo
Sgorbani, seconda parte della trilogia “Innamorate dello spavento” in cui l’autore cattura le voci
di alcune donne legate al Führer che precipitano inarrestabili verso la fine del Reich. Interpretato da Federica Fracassi, Eva è, naturalmente, Eva Braun. E infine Furia de sanghe scritto da Riccardo Spagnulo e diretto da Lucia Lanera, che sono i giovanissimi Fibre Parallele, gruppo di punta della vivace scena teatrale pugliese.

Sempre al Giraudi aprirà la stagione astigiana, e il nostro viaggio nelle parole, Clarel Poema e
pellegrinaggio in Terra Santa che Valter Malosti ha tratto dal poema di Herman Melville tradotto integralmente da Ruggero Bianchi. La pièce ha vinto il bando de I Teatri del Sacro ed è una sorta di concerto per voce, oud e chitarre suonate da Lucia D’Errico, con le musiche originali di Carlo Boccadoro, il suono e i live electronics di G.u.p. Alcaro e i field recordings a Gerusalemme e Israele dell’artista greco Luc Messinezis.

A Moncalieri, oltre al già citato Maddalene, tenteremo di dar vita ad un percorso legato alla
interazione tra musica e teatro. Ospiteremo Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus in un progetto musicale con testo e narrazione di Massimo Cotto che racconta il mitico Chelsea Hotel di New York e i suoi famosissimi ospiti.

Sempre a Moncalieri, i fratelli Mancuso, freschi vincitori del premio come Miglior colonna sonora della 70a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, ma già conosciuti a livello mondiale come icone culturali della Sicilia e della sua musica, con l’architrave della drammaturgia di Marco Martinelli, del Teatro delle Albe, ci faranno ascoltare un oratorio profano dedicato ai sacrificati.
Rumore di Acque parte dal racconto della traversata di una minuta, coraggiosa donna tunisina e diviene ode per tutti i morti dimenticati di questi anni".
 
PROGRAMMA


 
MARTEDI 15 OTTOBRE 2013 ASTI‐PICCOLO TEATRO GIRAUDI ‐ ORE 21.00
 
Malosti/Alcaro/D’Errico/ Teatro di Dioniso – I Teatri del Sacro
CLAREL poema e pellegrinaggio in Terrasanta
di Herman Melville
 
versione italiana e adattamento Valter Malosti
dalla traduzione integrale di Ruggero Bianchi
concerto per voce, oud, chitarre e live electronics
interpretato e diretto da Valter Malosti
suono e live electronics G.u.p. Alcaro
oud e chitarre Lucia D’Errico
musiche originali Carlo Boccadoro
field recordings a Gerusalemme e Israele Luc Messinezis
luci Francesco Dell'Elba
assistente alla regia Elena Serra
produzione Teatro di Dioniso‐I Teatri del Sacro

Valter Malosti in uno straordinario e sconosciuto poema di Hermann Melville dove si perdono i confini tra viaggio reale e spirituale, alle fonti del Cristianesimo e dei suoi luoghi d'elezione.
“Clarel è senz’altro la meno conosciuta fra le grandi imprese di Melville. Ma si sa che la sua opera non delude mai ed è piena di rivelazioni anche negli angoli più riposti. Diciottomila versi suddivisi in centocinquanta canti, irti di allusioni e significati occulti, uno scosceso massiccio poetico, versi che fanno «trasalire alla lettura» per la loro «virtù profetica». […] Egli parla ai nostri attimi di pace, di indifferenza, di sovranità; lascia che risuonino tutte le voci, e le estreme di preferenza, quelle che negano ogni senso (mondano) alla vita; permette a ogni germe di crescere e di offrire alla mente il suo frutto: nulla reprime. È un eroe gnostico”.
 
Elemire Zolla
Clarel (Poema e pellegrinaggio in Terrasanta), pubblicato nel 1876 in forma privata, fu stampato postumo solo nel 1924. Il poema‐diario venne ispirato da un viaggio in Palestina compiuto da Melville vent'anni prima, fra il 1856 e il '57. Il viaggio, preceduto da una visita a Londra all’amato amico Hawtorne, che sapeva quanto Melville fosse incessantemente tormentato da un desiderio di fede e dalla disperante lotta per credere, era stato concepito dalla famiglia anche come possibile terapia per uno stato di prostrazione fisica e psicologica che aveva colpito l'autore durante e dopo l'immane sforzo profuso in soli tre anni nella scrittura di Moby Dick e di Pierre, le due opere "titaniche" e metafisiche, che sembravano voler dar fondo all'universo, ma destinate ad un umiliante insuccesso commerciale.
Clarel, un giovane studente americano di teologia, insoddisfatto degli insegnamenti dogmatici ricevuti in patria, decide di recarsi in Palestina. Come i grandi eroi dei romanzi melvilliani Clarel tenterà di superare le soglie dell’esperienza e della conoscenza, e proverà a dare risposta alle grandi questioni del sapere e dell’amore, del rapporto tra il fisico e il metafisico, della verità e del senso ultimo della vita.
In un quadro di tale natura, Clarel viene a rappresentare il pellegrinaggio della speranza: un viaggio alle fonti del Cristianesimo, alle origini di una elusiva e ipotetica Verità e di una sicura sofferenza.
Quest'opera è forse il culmine più angoscioso e poetico del grande "corpus" dei libri melvilliani; forse più ancora di Billy Budd, tradizionalmente ritenuto lavoro emblematico ed epitome perfetta. Socraticamente fedele a uno gnosticismo sofferto, e non certo di maniera, Melville butta nelle fiamme di questa sua scrittura convulsa tutto il peso e il dolore di una ricerca irrisolta.
Chi ama i suoi capolavori – Mardi, Moby Dick, Pierre, The confidence Man, Bartleby, Benito Cereno, Billy Budd, The Encantadas – è costretto a percepire Clarel come un apice e un picco della sua produzione letteraria, anche se non necessariamente come il suo capolavoro formale. La forza dirompente dei versi di Melville ci hanno indotto a cercare una forma spettacolare scabra, una sorta di concerto per voce, oud, chitarre e live electronics, in un tentativo di teatro musicale che vuole evocare l’invisibile e il mistero di un viaggio interiore e insieme reale.
 
Valter Malosti

MERCOLEDI 20 NOVEMBRE 2013 ASTI‐TEATRO ALFIERI ‐ ORE 21.00
 
Russo Alesi /Piccolo Teatro di Milano
NATALE IN CASA CUPIELLO
di Eduardo De Filippo
 
regia e adattamento Fausto Russo Alesi
scene Marco Rossi
luci Claudio De Pace
musiche Giovanni Vitaletti
con Fausto Russo Alesi
aiuto regia Giorgio Sangati
produzione Piccolo Teatro di Milano ‐ Teatro d'Europa

È con gioia, paura, emozionata curiosità ed una buona dose di follia, che mi avventuro alla scoperta del teatro di Eduardo De Filippo.
È da molto tempo che coltivo il desiderio di accostarmi a questo grande attore‐autore‐regista e al suo patrimonio drammaturgico e Natale in casa Cupiello, in questa versione solitaria, mi è sembrato un modo possibile, una chiave d’accesso per incontrare la sua arte e il suo linguaggio.
È difficile definire Natale in casa Cupiello, perché è un testo semplice e complesso allo stesso tempo. Semplice perché popolare, familiare e complesso perché umano, realistico sì, ma soprattutto metaforico. Quando leggo Natale in casa Cupiello, ho la sensazione di trovarmi davanti ad un meraviglioso spartito musicale, un vibrante veicolo di comunicazione, profondità e poesia.
È incredibile, a soli 31 anni Eduardo recitava la parte del vecchio padre di famiglia, antieroe‐bambino, Luca Cupiello, personaggio che avrebbe interpretato credo quasi fino agli ottant’anni. È come se con questo personaggio lui ci avesse raccontato una parabola sulla vita. Questa è oltre tutto un’opera di scambio tra generazioni a confronto. E fu Eduardo stesso che arrivò a affermare che il punto di arrivo dell’uomo è la nascita, mentre il punto di partenza dal mondo e punto di partenza per le nuove generazioni è la morte.
Ed è da qui che io voglio partire: dalla malinconia di un’assenza. In casa Cupiello scorre appunto la vita: la vita di una famiglia, la vita del teatro, le fatiche, la ricerca di una felicità e di una bellezza fuori della quotidianità.
Anche se la cifra è quella della leggerezza e dell’ironia, dal testo emerge una vena piuttosto amara e desolante. Ci viene presentata una casa misera, distrutta, inguaiata, sotto sopra, gelata, quasi terremotata; ed è Luca che definisce sua moglie Concetta, la regina della casa, come: “Vecchia, aspra e nemica”. È una famiglia la cui identità è alquanto precaria, non si dialoga più veramente ma si monologa, ed è per questo che credo nella sfida di attraversare questa storia in solitudine. E vorrei che questo effetto straniante di vedere un unico attore posseduto da tutte queste voci aiutasse il pubblico a vivisezionare le tematiche bellissime della tragicommedia.
I personaggi si amano, si giudicano, sbagliano, sono ambigui, gelosi, trasgrediscono; incapaci di parlarsi apertamente si nutrono di finzione, pronti a negare la realtà e a non accettare la verità, vivono di proiezioni, non detti, coperture di chi sa, ignoranza di chi non sa e omertosa solidarietà e quella che dovrebbe essere la casa delle relazioni tra gli uomini, finisce per diventare il primo luogo della mancanza di reale comunicazione.
Ho scelto di utilizzare il mio corpo come unico strumento per suonare questo dramma dell’io e della solitudine, immaginando uno spettacolo d’evocazione tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte, tra lucidità e delirio, tra memoria e presente, tra il palcoscenico e la platea, ossessionato dalle domande: “Te piace o Presebbio?”, “Addo’ sta’ o Presepio?”.

Fausto Russo Alesi

MARTEDI 21 GENNAIO 2014 ASTI‐TEATRO ALFIERI – ORE 21.00
 
Herlitzka/Teatro Segreto‐Neraonda
IL SOCCOMBENTE ovvero il mistero Glenn Gould
di Thomas Bernhard
 
traduzione Renata Colorni
riduzione dall’omonimo romanzo di Ruggero Cappuccio
con Roberto Herlitzka e con Marina Sorrenti
regia Nadia Baldi
musiche originali di Marco Betta
ambientazioni videografiche Davide Scognamiglio,
progetto luci costumi e scene Nadia Baldi,
assistente alla regia Davide Paciolla,
luci Giuseppe Falcone, fonica Valerio Rodelli,
foto Gabriele Gelsi, grafica Giovanni Natiello
consulenza amministrativa Isabella Amelio
organizzazione Nadia Baldi, distribuzione Lia Zinno,
produzione esecutiva Mariano Grimaldi in collaborazione con A. P. S. Manovalanza
 
Arriva per la prima volta sui palcoscenici italiani IL SOCCOMBENTE di Thomas Bernhard.
Nadia Baldi firma una nuova regia di uno dei capolavori della letteratura mondiale del Novecento. La versione teatrale è curata da Ruggero Cappuccio per l’interpretazione di Roberto Herlitzka e Marina Sorrenti. Il flusso vulcanico del romanzo di Bernhard esplode in tutta la sua lancinante bellezza, illuminando i temi cari all’autore e all’Arte del Novecento con una lucidità di scrittura assoluta e chirurgica. Il genio, il suo fatale isolamento, l’amicizia, l’amore, l’inquietudine come farmaco e veleno per sopravvivere alle crudeltà dell’esistenza umana, si sprigionano dalle parole di Bernhard attraverso il racconto di una vicenda esemplare.
Due giovani amici, Wertheimer e l’io narrante dietro il quale si cela il desiderio di proiezione dello stesso scrittore, raggiungono Salisburgo per frequentare un corso di perfezionamento pianistico tenuto da Horowitz. Nella città di Mozart, che li adesca e deprime, i due giovani incontrano e si legano ad un ragazzo singolare che si chiama Glenn Gould.
Quando Wertheimer e l’Io narrante sentono suonare Gould, vengono travolti dalla piena di un trauma interiore che non concederà loro un solo attimo di pace per il resto della vita. I due virtuosi del pianoforte comprendono con chiarezza abbagliante che il loro amico canadese è un genio, peggio, una prova indiscutibile dell’esistenza di Dio.
Il futuro dell’Io narrante e di Wertheimer è compromesso per sempre. Entrambi abbandonano gli studi pianistici ed entrambi subiscono il ricatto quotidiano della insostituibile bellezza della musica.
Gli assalti della frustrazione, dell’ossessione, di una tagliente dimensione fobica che li magnetizza verso il pianoforte e da esso li allontana, creano un monumento dell’ambivalenza sentimentale che si concretizza come summa perfetta dei modernissimi crocevia psicoanalitici. L’indubitabile amore che Wertheimer e l’Io narrante nutrono per Glenn Gould, l’ammirazione per la suprema profondità con la quale egli ricrea le variazioni Goldberg di Bach, vanno di pari passo con la consapevolezza che il Dio del suono è entrato nella loro vita minacciando di distruggerlo.
La regia di Nadia Baldi dà vita ad un set della memoria e del ritorno represso, facendo dell’Io narrante‐Herlitzka il baricentro di un passato attivo che torna a reclamare i suoi diritti. Nadia Baldi, in scena, introduce ad “assecondarlo” una figura femminile di cui non v’è certezza di identità, figura motore interpretata da Marina Sorrenti.
In un luogo adimensionale, l’Io Bernhard sopravvissuto alla fine di Gould e al suicidio di Wertheimer, compie un’impietosa anatomia delle anime, lottando contro le parole, contro il fantasma della mediocrità, contro la morte e la vita, con una passione e un calore scientifici, crudi e tragicomici.
La messinscena, con le ambientazioni videografiche di Davide Scognamiglio e le musiche di Marco Betta, invita il pubblico ad entrare nella più profonda seduta analitica che la letteratura abbia prodotto nell’ultimo secolo.
Il successo, il fallimento, le speranze, le disillusioni, l’amore per chi si odia e l’odio per chi si ama, le creature di un passato che non passa, attraverso il corpo di Berhard –Herlitzka con stupefacente vivezza, allineandosi al genio di Bach, come la ricerca delle variazioni infinite sull’essere e sul vivere.

MARTEDI 4 FEBBRAIO 2014 ASTI‐TEATRO ALFIERI – ORE 21.00
 
Verdastro/Kustermann/La Fabbrica dell’Attore
IL PADIGLIONE DELLE MERAVIGLIE
di Ettore Petrolini

drammaturgia di Elio Pecora e Massimo Verdastro
regia Massimo Verdastro
interpreti Manuela Kustermann, Massimo Verdastro, Emanuele Carucci Viterbi, Gloria Liberati, Giuseppe Sangiorgi, Arturo Luigi Pisani, Chiara Lucisano
scene e costumi Stefania Battaglia
disegno luci Valerio Geroldi
sound design Mauro Lupone
collaborazione ai movimenti di scena Charlotte Delaporte
aiuto regia Giuseppe Sangiorgi consulenza tecniche circensi Daniele Antonini consulenza letteraria Luca Scarlini
produzione TSI La Fabbrica dell'Attore – Teatro Vascello

Il padiglione delle meraviglie, scritto da Ettore Petrolini nel 1924, è una delle opere teatrali più amare e crudeli del grande attore e drammaturgo romano. In un atto unico in due quadri, l'autore fa rivivere l'ambiente che l'ha visto nascere all'arte: quella piazza Guglielmo Pepe di Roma, piena di baracconi e variegata umanità ‐ guitti, ciarlatani, lottatori, donne magnetiche, selvaggi ‐ dove il grande comico, poco più che adolescente, si esibiva come "donna sirena".

La trama
 
Lalli gestisce, assieme alla moglie Zenaide, “Il padiglione delle meraviglie”, nel quale egli presenta le sue attrazioni: Amalù il selvaggio, Elvira la sirena e i lottatori Tigre e Calligola. Tiberio è l'imbonitore del carrozzone, ma sta passando un periodo buio perché lasciato da Elvira, la quale ha una relazione con il Tigre. Inizia lo spettacolo ed ognuno presenta il suo numero. Giunto il momento del Tigre, Lalli esorta il pubblico a sfidarlo in un incontro di lotta. Come sfidante si propone però Tiberio, disposto a tutto pur di riconquistare Elvira.
Inizia la lotta, che si capisce immediatamente non essere una finzione... L'epilogo assume le tinte del dramma.

Note di regia

Per decine di secoli, fino alla metà del '900, le fiere accompagnano la vita del mondo euro‐occidentale, offrendo nelle piazze una miriade multiforme di ‘attrazioni’.
All'esterno e all'interno delle cosiddette ‘baracche d’entrata’ si dispiega un genere di spettacolo non definibile, un ‘teatro delle meraviglie’ variopinto e cialtronesco, dal linguaggio iperbolico, ricco di invenzioni strampalate, di virtuosismi e trucchi vistosi.
Il Padiglione delle meraviglie concepito da Ettore Petrolini è il trionfo della parola e del corpo, di sfide reali o simulate, di serragli di uomini e donne ‘mostruosi’ che si offrono al famelico bisogno di stupore e spaesamento del pubblico.
Tiberio, Lalli, Sirena, Tigre, Amalù, Zenaide sono i personaggi di un mondo ammaliatore e ipnotico, ma anche dirompente e choccante e non privo, in un certo senso, di un carattere cruento.
Le creature di Petrolini costituiscono una comunità eterogenea di imbonitori, lottatori, maghi, trasformisti che vive una condizione costante di nomadismo, di precarietà e di emarginazione sociale e per i quali l’offerta di ‘meraviglie’ costituisce, più che uno spettacolo, soprattutto un mezzo primario di sopravvivenza. Nel Padiglione i sentimenti primari dei personaggi prendono il sopravvento sopra ogni convenzione sociale, le azioni che essi compiono al di fuori e dentro la finzione teatrale, rivelano una animalità che non conosce mediazioni.
Dopo l’esperienza di Satyricon ‐ una visione contemporanea da Petronio, la mia collaborazione con il TSI La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello continua per la realizzazione di questo nuovo spettacolo.
Un’occasione importante che segna, questa volta, l’incontro in scena con Manuela Kustermann nei panni di Elvira‐la donna Sirena, il glaciale e allo stesso tempo struggente personaggio inventato da Petrolini.
La scelta di portare in scena un testo di Petrolini non è casuale. Potremmo dire che Petrolini è un discendente di Petronio, che nell’opera dell’enigmatico autore latino vi sia già in nuce l’anima di Petrolini, o ancora meglio che il Satyricon contenga quell’humus che a distanza di secoli ha permesso la creazione artistica del grande attore romano. E se il Satyricon è un’opera mondo, in quanto racchiude in sé l’esperienza umana, lo stesso potrebbe dirsi dell’opera di Petrolini. Lo prova il fatto che la peculiarità di entrambi sia l’incontro dei due estremi, il tragico e il comico, componenti irrinunciabili della natura umana.

Massimo Verdastro
MARTEDI 11 MARZO 2014 ASTI‐PICCOLO TEATRO GIRAUDI – ORE 21.00
 
Fibre Parallele
FURIE DE SANGHE Emorragia cerebrale
di Riccardo Spagnulo
 
con Sara Bevilacqua, Corrado la Grasta,
Licia Lanera, Riccardo Spagnulo
voce del Capitone Demetrio Stratos
collaborazione spazio luci Vincent Longuemare
special art effects Leonardo Cruciano Workshop
produzione fibreparallele
in coproduzione con Teatro Kismet OperA e Ravenna Teatro/Teatro delle Albe,
con il sostegno dell'Ente Teatrale Italiano in collaborazione con Teatro Pubblico Pugliese, si ringrazia Marco Martinelli e Ermanna Montanari
 
Furie de sanghe significa, in dialetto barese arcaico, emorragia cerebrale. È un pensiero, è un verme, anzi un capitone che cresce nella testa, si agita nervoso, cerca una via d'uscita. È sangue che si versa, è dolore, scompiglio, cattiveria, amplificazione della piccola violenza quotidiana.
Con questo spettacolo i protagonisti di Fibre Parallele hanno imposto la loro presenza nei cartelloni più coraggiosi del teatro italiano. Capaci di sperimentare diversi linguaggi e suggestioni, dotati di grande forza espressiva e di una spettacolarità che, pur non rinunciando a visioni perturbanti, è rimasta fedele al testo e alla parola, qui hanno scelto una lingua sincopata, tagliente e prepotente, una comunicazione primordiale che descrive un interno di famiglia: tre persone, un capitone e una nuora indesiderata e allo stesso tempo molto desiderata.

MARTEDI 8 APRILE 2014 ASTI‐TEATRO ALFIERI – ORE 21.00
 
Calamaro / Deflorian / Santoro / Piperno/ ZTL
L’ORIGINE DEL MONDO, ritratto di un interno
spettacolo in tre atti scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Daria Deflorian, Federica Santoro, Daniela Piperno
disegno luci di Gianni Staropoli
realizzazione scenica di Marina Haas
aiuto regia Francesca Blancato
produzione e comunicazione 369gradi, PAV
prodotto da ZTL_pro con il contributo di Provincia di Roma, Assessorato
alle Politiche Culturali in coproduzione con Armunia e Santarcangelo 41
Festival internazionale del teatro in piazza in collaborazione con
Fondazione Romaeuropa, Palladium Università Roma Tre, Teatro di Roma
 
Nel 2012 lo spettacolo ha ottenuto:
Premio ubu nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica a Lucia Calamaro
Premio ubu Miglior attrice a Daria Deflorian
Premio ubu ex aequo Miglior attrice non protagonista a Federica Santoro
I 3 atti:
Donna melanconica al frigorifero
Certe domeniche in pigiama
Il silenzio dell’analista
 
Note di regia
 
Di fronte al tempo, alle crisi alle mutazioni esistenziali
Magari sotto pressione, impotente, spesso isolato
Comunque inadeguato al rapporto ma lo stesso presente.
Decisamente depresso e si vede, uno fa fatica però vive, trova strategie, si inventa.
Si tratta di reagire.
O al meglio: adattarsi.
Come si sta di fronte alle cose, quando peggio del rapporto con Uno, c’è solo il rapporto con gli
Altri?
Lo sappiamo? Lo possiamo sapere? Esiste un IO generico guida?
Non so. Non mi pare. Da qui non mi azzardo alla teoria.
Passiamo allora allo studio di un caso.
Daria non esce più. Da qui, dalla tana, constata che lei di umano ne conosce veramente solo uno,
convivono nello stesso corpo, e a volte si distrae anche da lui. Se lo perde, non lo capisce.
Questa relazione fluttuante e disattenta spesso fa si che si ritrovi a non essere contemporanea
neanche di se stessa.
Un convivente, anche lui suo malgrado familiarizzato con l’umano di Daria, visto che ne dipende
affettivamente, la richiama a lei e al tempo: la Figlia.
È lei che mantiene il mondo. Lei, Federica, è il suo Atlante domestico.
Tanto che a volte uno si chiede chi ha messo al mondo chi, in questa faccenda.
Nella casa in cui si muove con sua figlia, temporaneamente rinchiuse in cerca di un senso
ritrovato, appaiono figure della soglia, abitanti del dentro‐fuori, che irrompono e agiscono. Figure
queste, tutte animate dalla stessa volontà: tirarla fuori. Si avvicendano su scena strappandole alla
loro intimità duettistica l’analista, sua madre, la cameriera, suo marito. Gente che sta più fuori che
dentro, ma a volte anche troppo dentro o troppo fuori.
Insomma, ma che ne sanno loro della fatica necessaria a snodare gli intrecci traumatici nascosti
nelle geometrie del profondo? Eppure.
 
Lucia Calamaro

GIOVEDI 15 MAGGIO 2014 ASTI‐PICCOLO TEATRO GIRAUDI – ORE 21.00
 
Fracassi / Martinelli / Teatro I
EVA
da "Innamorate dello spavento" di Massimo Sgorbani
con Federica Fracassi
regia di Renzo Martinelli
dramaturgia Francesca Garolla
audio e video Fabio Cinicola
una produzione Teatro I
 
“Una bambina così modesta e quieta che a ogni
moto dell’anima sua arrossiva… Contro natura,
patria, età, reputazione, razza! Innamorata…
del suo spavento!” Shakespeare, Otello
 
Innamorate dello spavento è un progetto di Teatro i in divenire in cui l’autore Massimo Sgorbani cattura le voci di alcune donne legate al Führer che precipitano inarrestabili verso la fine del Reich. Blondi, la prima parte, sarà prodotta dal Piccolo Teatro di Milano per la stagione 2012‐2013. La seconda parte, che qui presentiamo sempre con la regia di Renzo Martinelli, ha come protagonista Eva Braun. Eva, precipitando ignara verso il suicidio, intreccia la sua storia con quella di Rossella O’Hara, protagonista di Via col Vento, il suo film preferito.
Tra il 29 aprile e il 1° maggio del 1945, nel bunker sotterraneo del Palazzo della Cancelleria di Berlino, alcuni dei principali rappresentanti del partito nazionalsocialista si suicidano. Poche ore prima Hitler sposa Eva Braun.
Poche ore dopo Hitler e signora si uccidono con le fiale testate sul pastore tedesco del Führer, il primo a morire.
Poche ore dopo Magda Goebbels somministra le fiale ai sei figli addormentati. Ancora poche ore, e anche Magda e il marito si avvelenano con le stesse fiale. Si consuma così un’enorme tragedia e, nello stesso tempo, la tragedia stessa, nella sua impossibilità a compiersi. Eva, Magda, Hitler sono personaggi tragici a cui è preclusa la dimensione del tragico. Ma Eva e Magda sono anche donne innamorate di Hitler, fedeli al loro amore fino all’ultimo istante.
In questa tragedia mancata, nella sua impossibilità a esserci, c’è fedeltà e c’è una gran quantità di amore declinato secondo diverse forme. C’è fedeltà di amante, fedeltà di adepto. C’è sottomissione, devozione, preghiera. Ma insieme all’amore c’è sempre la paura. Paura della punizione, paura dell’abbandono, paura dello strapotere dell’amato, paura della propria fragilità di amanti, paura che l’amore finisca, paura che l’amore si realizzi. O magari paura dell’amore stesso.