Mercoledì, 31 Luglio 2013 09:27

Nuova agricoltura e sviluppo locale, Scalfari (Uni Astiss): declinare il paradigma dello sviluppo locale attraverso la sua dimensione rurale.

Francesco Scalfari Francesco Scalfari

Riceviamo e pubblichiamo un intervento del dott. Francesco Scalfari, direttore del Polo Uni Astiss e membro del Comitato scientifico del Centro Studi sullo Sviluppo Rurale della Collina sulla partecipazione alla Scuola Universitaria di Sviluppo Locale “Sebastiano Brusco”, svoltasi a Seneghe in provincia di Oristano.


"La Scuola universitaria di Sviluppo Locale “Sebastiano Brusco” ha appena concluso la sua ottava edizione che come per gli anni precedenti si è svolta in Sardegna a Seneghe in provincia di Oristano dal 18 al 23 luglio 2013, sul tema “Nuova agricoltura e sviluppo locale”.

La Scuola estiva di Sviluppo Locale è dedicata a Sebastiano Brusco perché cerca di raccogliere lo spirito delle sue azioni finalizzate allo sviluppo. La Scuola si svolge a Seneghe, nell’Alto Oristanese, e rappresenta simbolicamente il trait d’union con il Progetto Sardegna dell’Oece (1958-1962), che in quei territori ebbe luogo. Quel Progetto aveva infatti assunto, per primo e in largo anticipo, le dimensioni sociali dello sviluppo, il capitale umano, la formazione e il capitale sociale come precondizioni dei progetti di sviluppo locale. Il modello di sviluppo e i metodi di attuazione prospettati si basavano sulle risorse locali - sia fisiche che umane - su quelle proprie della quotidianità, nonché su quelle potenziali, implicite nelle attività esistenti.

L’esperimento dell’Oece si concluse con l’indicazione di un Centro di Ricerca e Formazione Internazionale per lo sviluppo locale in area mediterranea.

È questo lo spirito che ha orientato le prime sette edizioni della Scuola e che continua ad accompagnare tutte le future iniziative.

Anche quest’anno la Scuola si è confermata come un’esperienza di rilievo nel panorama nazionale e internazionale, non soltanto in quanto punto di riferimento sul versante accademico, ma anche quale vetrina delle migliori pratiche di sviluppo territoriale. Infatti, il costante richiamo reciproco tra momento analitico e attuazione progettuale, tra ricerca scientifica-accademica e politiche territoriali di sviluppo, rappresenta un tratto specifico della Scuola, che è quello di coinvolgere non solo accademici e studenti, ma anche gli operatori territoriali di sviluppo (Camere di Commercio, Gal, Distretti, Agenzie di Sviluppo), i soggetti chiave dell’attuale quadro istituzionale (Regione ed enti strumentali, Province, Comuni), pubblici amministratori, aziende (produttori di agroalimentari di qualità, cantine, imprese agrituristiche e del settore alberghiero, B&B), esponenti delle comunità locali, con il fine di creare una comunità di esperti che ogni anno si incontra per discutere come progettare strategicamente e attuare le politiche legate al territorio.

L’approccio con cui finora la Scuola Estiva di Sviluppo Locale ha affrontato il tema dello sviluppo locale consiste nel costante richiamo reciproco tra momento analitico e attuazione progettuale, tra ricerca scientifica-accademica e politiche territoriali di sviluppo.

La Scuola si è articolata in un primo momento, della durata di tre giorni, che si è svolto sotto forma di lezioni frontali e ha definito il quadro tematico generale. È stato un convegno aperto al pubblico, al fine anche di garantire una partecipazione quanto più ampia possibile degli operatori del territorio e in un secondo momento che si è svolto sotto forma di Laboratorio della durata sempre di tre giorni e caratterizzato come Scuola di Alta Formazione Professionale riservata agli iscritti. All’analisi approfondita di casi specifici nazionali si affiancano Laboratori tematici congruenti.

Il tema dell’ottava edizione della Scuola dedicato a Nuova agricoltura e sviluppo locale si è posto e ha raggiunto l’obiettivo di una maggiore diffusione della conoscenza delle politiche e delle questioni che caratterizzano lo sviluppo rurale. La questione rurale è, oggi, tornata più che mai attuale e lo sviluppo locale costituisce un punto di osservazione privilegiato per coglierne gli snodi problematici, le dimensioni del mutamento e dell’innovazione economica e sociale. Le ragioni di questa scelta sono derivate anche dalla centralità della dimensione territoriale dello sviluppo rurale nelle politiche europee e regionali, dalla rilevanza delle specificità locali di tipo agroalimentare e dei saperi e vantaggi comparati connessi, intesi come occasioni possibili di sviluppo. Si pensi al ruolo che l’agricoltura di qualità può svolgere a livello locale per il mercato del lavoro, per la manutenzione del territorio e per la qualità sociale. Questo ruolo multifunzionale si articola nella presenza congiunta delle commodity, e sopratutto delle non commodity prodotte simultaneamente dall’agricoltura. Mentre le prime hanno per oggetto i beni tipici delle produzioni agricole, le seconde si riferiscono a tutti quegli output prodotti dall’agricoltura le cui esternalità si caratterizzano come beni collettivi (paesaggio, qualità delle acque, biodiversità, cultura e ricreazione).

Il tema è rilevante anche per la comprensione del ruolo dell'agricoltura a livello globale: i movimenti contadini in America latina e alcune esperienze di agricoltura contadina in Africa testimoniano della rinnovata ricerca di modelli di sviluppo alternativi, dove la relazione terra-produzione-consumo pone nuove sfide interpretative alle scienze sociali. La rinascita del modello contadino, su cui ha insistito il keynote speaker di questa edizione prof. Jan Douwe Van der Ploeg dell’Università di Wageningen in Olanda rompe con lo schema dell’agroindustria e con la mercificazione degli input produttivi, a favore di imprese auto-organizzate che massimizzano la resa del capitale ecologico, isolando così il circuito della riproduzione dalle logiche del mercato. Il quadro è però ricco di sfumature e aperto a esiti diversi: anche i temi che parrebbero meno ambigui si prestano in realtà a interpretazioni distinte, che richiamano la scelta di diverse soluzioni, analitiche o di policy.

Più specificamente, l’edizione 2013 della Scuola Estiva ha insistito sui temi quali: la nuova agricoltura e l’impresa contadina in periodo di globalizzazione, l’analisi degli effetti di “compressione” dei processi di produzione agroalimentari, le forme di resistenza in atto a livello locale nel quadro della globalizzazione politiche agricole tra coesione e competitività, l’innovazione e la ricerca, le nuove tecnologie e reti a supporto delle aziende e dei prodotti, la conoscenza e la valorizzazione dei saperi e dei prodotti locali, la circolazione di informazioni tra produttori, le reti nell’agroalimentare, la filiera corta, l’agricoltura sociale e i nuovi modelli di produzione e sostenibilità. Si tratta di questioni che, nel loro insieme, richiamano la rilevanza di beni e risorse comuni e della ricerca di un equilibrio tra attività agricola, ambiente e sviluppo locale e globale.

Temi questi di estrema attualità, alla luce dei mutamenti recenti nei consumi e negli stili di vita, che rendono sempre più attrattivi i territori, e in risposta alla domanda crescente - da parte delle istituzioni pubbliche e degli operatori territoriali di sviluppo - di percorsi di alta formazione specifica, rivolta alla declinazione di progetti, a partire da buone pratiche nazionali e internazionali.

La Scuola non ha avuto un carattere esclusivamente accademico, ma è stata aperta ai soggetti che nel territorio svolgono funzioni primarie relativamente al tema dell’implementazione delle politiche di sviluppo rurale. Si è presentata di fatto come un corso di alta formazione intensiva, che si è rivolto non solo ad accademici e studenti, laureandi, neolaureati, masterizzandi e dottorandi, ma anche a pubblici dipendenti, operatori di sviluppo locale, aziende, soggetti gestori della Programmazione Negoziata, agenti di sviluppo, dirigenti e funzionari di Regione, Enti regionali, Province e Comuni, operatori di sviluppo locale dei Gal, delle Camere di Commercio, aziende, agenzie che operano nei territori, e ai soggetti chiave dell’attuale quadro istituzionale (Regione, Province, Comuni e Camere di Commercio), operatori territoriali di sviluppo (Gal, Distretti), esponenti delle comunità locali, con il fine di creare una comunità di esperti che ogni anno si incontra per discutere come progettare strategicamente e attuare le politiche legate al territorio.

Questo aspetto dell’apertura alle buone pratiche territoriali è stato ulteriormente accentuato in questa edizione. I temi metodologici della progettazione dello sviluppo locale delle quattro precedenti edizioni (integrazione, governance, inclusione progettuale e valutazione) sono declinati a partire da progetti territoriali specifici, metodologicamente attrezzati, per mettere a fuoco il rapporto tra ricerca, politiche, programmi e progetti di sviluppo locale.

La Scuola di Sviluppo Locale “Sebastiano Brusco” è emanazione congiunta del Dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni dell’Università di Cagliari, del Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economiche e Sociali (Istituto di Ricerca Sociale) dell’Università del Piemonte Orientale, del Master in Sviluppo Locale attivo presso il Polo Universitario di Asti, del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, del Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica di Piacenza e del Centro Studi di Sviluppo Rurale dell’Università della Calabria, collaborano alla realizzazione il Comune di Seneghe, il Dipartimento Interateneo Territorio dell’Università e Politecnico di Torino, l'IRES Piemonte, con il patrocinio della Fondazione Banco di Sardegna, dell’Associazione Italiana di Scienze Regionali, dell'Associazione Italiana di Sociologia Sezione Sociologia del Territorio e Sezione Economia, Lavoro e Organizzazione".


Francesco Scalfari -Direzione Polo Universitario Asti Studi Superiori - Comitato scientifico Centro Studi sullo Sviluppo Rurale della Collina