Giovedì, 27 Giugno 2013 08:57

I primi 100 giorni di Papa Francesco ricordati a Portacomaro

Una serata veramente interessante e davvero a tutti gradita quella promossa giovedì scorso 20 maggio nel Salone Alfieri di Portacomaro, paese di origine della famiglia del Pontefice emigrata in Argentina nel 1929, dal Comune di Portacomaro, da Gente&Paesi, dalla Biblioteca Comunale con la collaborazione della locale Pro Loco, dell’Associazione Produttori Bottega del Grignolino e della Fondazione Giovanni Goria. 


Introdotta dal sindaco, Valter Pierini, presente il parroco, don Andrea Ferrero, la conversazione, guidata dal giornalista RAI Carlo Cerrato, ha avuto come fil rouge sia la gioia degli astigiani, per la scoperta delle radici monferrine del Pontefice, sia quel “vento nuovo” che dai suoi primi messaggi e gesti innovativi sembra spirare in Vaticano. Anche il Vescovo, Padre Francesco, non ha voluto mancare ritornando per la serata da Avigliana, dove era per gli esercizi spirituali, per raccontare dei suoi due incontri con il Pontefice. In particolare l’ha colpito una frase di Papa Francesco rivolta ai vescovi “Non siate chierici di Stato” che molto dice del suo modo di essere uomo di Dio e di chiesa.

E il racconto dell’evento, storico, mediatico e di fede, dell’elezione a Pontefice di un vescovo argentino con origini in terra nostra si è fatto commosso ricordo con Gianfranco Bianco. Al momento della fumata bianca il giornalista si trovava per un soggiorno, come fa da ventisei anni a questa parte, nella sua casa di Buenos Aires. In più località di quella lontana terra ha infatti dei parenti. E subito dai primi servizi trasmessi si evince l’entusiasmo di Bianco che telefonicamente si collega con Portacomaro, ricordato per la prima volta come paese natale della famiglia Bergoglio, mentre Carlo Cerrato interpella il nostro Vescovo e poi i coniugi Valente, amici di Papa Francesco da lunga data, per saperne di più. C’è per così dire un gioioso fremito nell’astigiano, quasi un preludio di una grande gioia, in Duomo si prega e si assiste alla telecronaca. Sempre Bianco racconta che otto schermi giganti piazzati in Piazza di Maggio a Buenos Aires alle 5,30 del mattino ora dell’Argentina portano alla folla riunita l’annuncio che il loro Pastore è ora Vescovo di Roma.

La cattedra arcivescovile della città è quindi vuota mentre sul palazzo sventola la bandiera vaticana. Non sarà più possibile, aggiunge il giornalista, vedere d’ora in avanti, come spesso era solito fare, il cardinale Bergoglio nelle bidonville che punteggiano la metropoli. Una è di ben ottanta ettari ed è abitata prevalentemente da paraguaiani. Oppure intrattenersi con l’edicolante che ogni giorno, salvo la domenica, gli portava “La Nacion”. Tre giorni dopo l’elezione gli ha telefonato di non portargliela più… Certo Gianfranco Bianco ha tanto da dire ma Carlo Cerrato dà la parola anche a Carlo Nesti, voce del calcio italiano targato RAI per trent’anni, ex allievo dei Gesuiti, ora anche scrittore, che si trovava a Roma il 13 marzo per un’intervista alla CEI. Nesti esordisce dicendo col sorriso che anche il Papa è appassionato di calcio e che una sua “fidanzatina” di cognome faceva…Bergoglio!

Ritornato serio riporta alla meditazione dei presenti i tre P di Papa Francesco che sono “popolo, poveri e perdono”. Nesti ha incontrato Papa Francesco nei giorni scorsi con ex allievi gesuiti di tutte le età. Il Santo Padre aveva in mano quindici fogli per il suo discorso - ci dice - ma ha parlato a braccio fra gli applausi e le domande ricordando di porre sempre l’uomo al primo posto e non il denaro. Alle testimonianze si alternano i servizi come quello della cronaca, in diretta da piazza San Pietro il 19 marzo, dell’insediamento con tanti piemontesi e tanti argentini fra la folla o l’intervista inedita, realizzata da Gianfranco Bianco alla sorella del Papa, Maria Elena Bergoglio. Bianco si presenta alle 10,30 come d’accordo e le porta i gianduiotti. Lei preferisce una conversazione informale, fuori casa, e dopo i ricordi legati ai fratelli, a Bricco Marmorito di Portacomaro, ecco un gustoso cenno ai sapori di una sana cucina nostrana con il risotto, la bagna cauda, i cappelletti..




Abita a quaranta chilometri dal centro di Buenos Aires, parla in spagnolo e cita volentieri le radici piemontesi della famiglia. Venendo alla chiusura interessante l’interrogativo posto da Padre Francesco: “il Papa piace ma noi piacciamo a  lui?” Chissà che creando un evento si possa incontrarlo in questa nostra ed anche sua terra. E con l’annuncio del dono di due copie di un crocifisso del grande scultore pisano Nerone Ceccarelli da parte della figlia Sara e del genero Fabio alla chiesa di Portacomaro e alle collezioni vaticane si conclude una serata ricca di stimoli preziosi.      


Patrizia Porcellana