Mercoledì, 26 Giugno 2013 09:19

Duplice spettacolo allo Spazio San Giovanni di Asti

Domenica scorsa duplice spettacolo musicale, per un pubblico scelto e competente, allo “Spazio San Giovanni” di via Natta. Presente il direttore del Museo Diocesano in esso ambientato, Stefano Zecchino, il musicista e scenografo astigiano Andrea Marello, componente anche della nota “Ghironda”, ha introdotto nella prima parte l’Ensemble dell’Archimboldo. 

Dopo un’esaustiva vera e propria “lezione” sull’evoluzione degli strumenti ad ancia, utilizzando dapprima lo chalumeau, predecessore del clarinetto, poi un clarinetto di fine ‘600 detto “barocco”, costruito nel 1690 da J. Cristian Denner, un artigiano di Norimberga, e infine il corno di bassetto, Luca Lucchetta, Rocco Carbonara e Massimiliano Limonetti, i tre componenti della compagine musicale, hanno eseguito con maestria brani di Mozart e di autori a lui coevi. In apertura un famoso “Divertimento” del grande salisburghese, il K 439 b, per tre corni di bassetto, faceva parte di quelle composizioni, circa venticinque, pubblicate dopo la morte del musicista dalla vedova, Costanze Weber, create per le serate del mercoledì presso il barone Nikolaus Joseph von Jacquin, medico, chimico e botanico olandese, nel cui palazzo di Vienna si riuniva l’intellighenzia illuministica e massonica.

Altre sonate, sempre per clarinetti e corni di bassetto, recavano le firme del pistoiese Giuseppe Gherardeschi, del boemo Georg Druschetzky, dell’austriaco Anton Stadler, di Rosler. Da ricordare che gli strumenti utilizzati dall’Ensemble sono sia copie clonate da musei e da collezioni private che pezzi originali di notevole valore. Nella seconda parte del concerto, dopo un breve intervallo, Andrea Marello, ideatore del progetto e voce recitante, ha integrato l’esecuzione musicale dell’ouverture e di arie del “Flauto Magico” di Mozart, proposta dall’Ensemble nella versione per tre corni di bassetto con l’arrangiamento di autore anonimo ottocentesco, con “meditazioni” sulla genesi dell’opera quasi l’autore volesse metterci a conoscenza del suo travaglio creativo in tempo reale.

E mentre i musicisti suonano le note arie, sullo schermo scorrono le immagini pittoriche sul tema mozartiano, collocate in originale all’ingresso, nate dalla fantasia della giovane disegnatrice e grafica torinese Muriel Mesini, ora dimorante a Castelnuovo Calcea. Davvero un’interessante prova di sinergia, un lavoro d’equipe da segnalare.


Patrizia Porcellana