Lunedì, 29 Aprile 2013 15:39

Gli spari sopra

Tutti conoscono quello che diceva Pasolini riguardo ai poliziotti, non c'è bisogno di fare inutile retorica verso quello che è stato, e rimane, un gesto drammatico come quello che si è consumato ieri in piazza Colonna.

Quello che invece fa specie, soprattutto un in momento come questo, è l'assoluta cecità da parte delle Istituzioni e di gran parte del mondo dell'informazione a capire e comprendere un gesto tale.

Su Twitter si sprecano i moniti ad abbassare i toni, a stigmatizzare i predicatori d'odio o presunti tali, che armano le mani della disperazione. Tutta una serie di buone parole o buone intenzioni che però non scalfiscono davvero il cuore di un dramma, che, come tutti i drammi umani rimane imperscrutabile.

Preiti era un uomo solo e depresso, strangolato dal gioco d'azzardo (chissà quando si deciderà a mettere un freno al racket delle macchinette, ormai in mano alla criminalità organizzata), pensando di fare un gesto eclatante ma riuscendo nel suo intento solo quello di trascinare nella voragine con lui due carabinieri, lì per caso.

C'è da riflettere, invece su quanto, ieri, ridevano le iene nei palazzi e sui giornali. Si sente l'esigenza di piantonare un bambino di 11 anni sotto casa per chiedere un commento sul gesto del padre. 

D'altronde chi meglio di un bambino può capire cosa passa per la testa di un uomo che decide di sparare alla gente. Si tirano in ballo gli anni di piombo, il clima di odio degli anni '70, sottolineando profonda ignoranza, morale, storica e politica.

Quello che rimane, insondabile, al di là delle larghe intese, del "siete tutti circondati" è la disperazione di un uomo che va a Roma per sparare ai politici: colpirne uno come monito per tutti gli altri. E invece sull'asfalto ci finiscono due carabinieri, i figli dei poveri, come loro.