Mercoledì, 03 Dicembre 2014 16:36

Confagricoltura Asti sull'Imu Agricola: "No alle mani nelle tasche degli agricoltori. È un pasticcio all’italiana"

Roberto Bocchino Roberto Bocchino
Il Governo ignora la Costituzione. Un controsenso che si è materializzato quando è stato anticipato il decreto che applica l’Imu agricola, la tassa sui terreni, che tutti, agricoltori professionali e non, devono pagare entro il 16 dicembre. 
Ed è su questo concetto, cioè l’equità della tassa, che si concentra il duro commento di Massimo Forno, presidente di Confagricoltura Asti: «È ora di dire basta alle gabelle spalmate su tutti. L’Imu agricola va pagata solo da chi fa l’agricoltore per hobby o per speculazione. I veri agricoltori, imprenditori agricoli e coltivatori diretti, devono essere esentati perché già contribuiscono in modo rilevante al bilancio dello Stato. La realtà – sostiene Forno – è che si vuole colpire sempre gli stessi, preferendo sparare nel mucchio che tassare quelli che effettivamente non sono produttivi per il sistema Italia. È un modo di fare amministrazione fiscale obsoleto, vessatorio e antistorico. Soprattutto nei confronti di chi, come coloro che fanno dell’agricoltura una professione principale e  provvedono a produrre agroeccellenze che rappresentano una fetta consistente dell’economia nazionale. Applicare questa Imu, insomma, è come mettere le mani, per l’ennesima volta, nelle tasche di lavora la terra. Un fatto inaccettabile».
 
Roberto Bocchino, vicedirettore di Confagricoltura Asti responsabile del settore fiscale, analizza la nuova Imu agricola dal punto di vista legislativo, e dice: «Attraverso un comunicato stampa, e prima che il decreto fosse pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il Governo ha modificato le regole di applicazione dell’Imu agricola ad appena due settimane scarse dalla sua scadenza prevista per il 16 dicembre. Una decisione – afferma Bocchino - che vìola palesemente lo Statuto del Contribuente previsto dalla Costituzione. Inoltre – aggiunge – i parametri della legge sembrano indicare pagamenti spalmati su tutti i proprietari di terreni al di sotto dei 280 metri di altitudine sul livello del mare, sia coltivatori diretti sia imprenditori agricoli. Una discriminante che, anche in questo caso, sembra cozzare con i caratteri di equità sanciti dalla Carta, senza considerare il fatto che molti Comuni hanno modificato i loro parametri di calcolo dell’Imu. Il contribuente dunque, a parte l’incostituzionalità della legge, si troverebbe a rifare completamente il calcolo di quanto dovuto e a pochi gironi dal pagamento. Un pasticcio all’italiana».
 
La stessa lettura l’ha data, attraverso una nota ufficiale ripresa da varie agenzia di stampa nazionali, e poi sfociata in un’interrogazione nel quale si chiede modica e rinvio della legge, il parlamentare astigiano Massimo Fiorio, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati. Ha affermato Fiorio: «Il Governo deve rinviare al 2015 e rivedere i parametri per l’applicazione dell'Imu agricola, perchè questa tassa rischia di violare i principi della Costituzione e le norme presenti nello Statuto del contribuente. Se venisse applicata l’Imu con queste modalità – ha precisato Fiorio - sarebbe prima di tutto incostituzionale perché i principi di equità e di tassazione rispetto al reddito sanciti dalla Carta sarebbero stravolti da un’imposta che basa i presupposti di marginalità solo su fattori altimetrici senza considerare, ad esempio, il contesto sociale ed economico di riferimento». «L’Imu agricola per il 2014 quindi - ha detto ancora il deputato - violerebbe il cosiddetto “Statuto del contribuente” secondo cui le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore; la scadenza di ogni tipologia di Imu è infatti fissata per il 16 dicembre e ad oggi l'apposito decreto ministeriale non è stato ancora emanato».