Mercoledì, 03 Dicembre 2014 12:44

Alessandro Durando sul Decreto attuativo sull’IMU agricola: "Una decisione assurda"

La Cia chiede il ritiro del Decreto, che prevede il ritorno al pagamento per tutti i Comuni al di sotto dei 600 metri di altitudine entro il 16 Dicembre, e un integrale ripensamento della norma per il 20154.

Nella quasi schizofrenica vicenda dell’IMU agricola è giunto lunedì scorso, come un fulmine a ciel sereno, un Decreto attuativo del Ministero dell’Economia (in accordo con quello alle Politiche Agricole) che stabilisce il pagamento della tassa sui terreni agricoli in tutti i comuni, anche quelli svantaggiati, che stanno al di sotto dei 280 metri di altitudine, mentre a quelli che hanno il Municipio tra i 281 e 600 metri di altitudine sarebbe concessa una riduzione della tassazione.

Unici esentati i Comuni al di sopra dei 600 metri di altitudine. “Una decisione assurda e, come sempre, confusa ed arruffata – afferma il presidente della Cia di Asti, Alessandro Durando – per almeno due motivi. Il primo è ovviamente nel merito: sembrava ormai assodato che i terreni agricoli fossero esentati da questo tipo di tassazione e invece ritorna d’attualità con un decreto attuativo un’imposta che da sempre la Cia ritiene iniqua e insostenibile”.

“Il secondo motivo – prosegue Durando – è che i tempi sono strettissimi e, pur ammettendo che si debba comunque pagare, gli uffici delle nostre sedi non sarebbero assolutamente in grado di compilare i moduli relativi ed a calcolare l’importo della tassa”.

La Cia ha assunto in questa occasione una ferma posizione di contrasto all’applicazione del Decreto che, tra l’altro, come affermano più di un osservatore tra cui anche l’on. Massimo Fiorio che in un suo comunicato ha definito inapplicabile e incostituzionale il provvedimento, ha avviato una campagna di sensibilizzazione perché non soltanto sia ritirato il Decreto, ma si ripensi seriamente alla sua futura ed eventuale applicazione.

“E’ assolutamente necessario – conclude il presidente provinciale della Cia – avviare una riflessione sui criteri che stabiliscono chi deve pagare e chi no. Non è possibile infatti basarsi solo sui criteri altimetrici, senza considerare il contesto di disagio, la capacità contributiva del conduttore ed il valore dell’attività agricola di ogni azienda”.