Venerdì, 28 Novembre 2014 15:52

In UniAstiss docenti, sindaci ed esperti per difendere l'identità delle Città Medie

I Sindaci impegnati nella Tavola Rotonda I Sindaci impegnati nella Tavola Rotonda
La Scuola di sviluppo locale Sebastiano Brusco ha tenuto due giornate di studio sulle città medie italiane ad Asti, presso il Polo Universitario di Asti.
Le città medie, realtà dalla definizione di per sè mancante, corrono il rischio di diventare una realtà residuale: è per questo che la due giorni di riflessione ha voluto soffermarsi sulla necessità di rafforzare l'identità delle città stesse che hanno medie dimensioni, che non devono rapportarsi con le città metropolitane come realtà minori, ma alla pari. I loro servizi non possono essere considerati di serie B rispetto alle aree metropolitane, perchè fungono da riferimento a tanti territori interni, che senza le città medie sarebbero abbandonati a sè stessi.
 
Il ruolo delle città medie è cruciale perchè offrono ai loro cittadini una qualità della vita mediamente più elevata rispetto alle città più grandi, come confermato anche dagli studi di Legambiente le cui graduatorie vedono sempre città medie in vetta.
 
Questo tipo di realtà urbane non vanno assolutamente sottovalutate, perchè sono numerose. Per meglio comprendere le città medie, anche se non è solo la dimensione a caratterizzare le città medie, è utile disaggregarle in due sottogruppi: le città medio-piccole (tra i 10.000 e i 50.000 abitanti) e quelle medio-grandi (tra i 50.000 e i 250.000 abitanti). Nel 2011, in Italia le città medio-piccole sono 1063, quelle medio-grandi 129; inoltre, il 35% della popolazione italiana abita in città medio-piccole, il 19% in città medio-grandi: insieme valgono quindi il 54% della popolazione italiana.
 
La trama delle relazioni tra queste tipologie non è stata ancora messa a fuoco. Le città medie meritano quindi maggiore attenzione rispetto alle stesse città metropolitane, e ai piccoli comuni. Le città medie non vivono isolate, ma entro sistemi policentrici: specie nel Nord e Centro Italia sono strutturate lungo precisi assi territoriali, corridoi, reti e piattaforme. Le politiche per le città, sia nazionali che regionali, dovranno riconoscere questi corridoi, valorizzare i progetti di integrazione tra le città, e finanziare beni comuni (es. progetti sul paesaggio, sulla logistica sostenibile, sulla tutela idrogeologica, sulla ricerca e l’innovazione di filiera, sui beni culturali, sull’università).
 
La scuola di Asti potrà rappresentare una prima iniziativa di coordinamento tra città medie italiane, cui associare gli sforzi di altri soggetti: Fondazioni, associazioni imprenditoriali e categorie produttive, ecc.
 
Il convegno "L'identità territoriale delle città medie" di Asti, organizzato dal Consorzio Asti Studi Superiori e dal Master in Sviluppo Locale, è una diretta emanazione della Scuola nazionale di Sviluppo Locale “Sebastiano Brusco” che ha sede in Sardegna e riunisce i docenti e gli allievi di master e dottorati di ricerca di atenei italiani, come secondo momento di un percorso iniziato in Sardegna a Seneghe (OR) dal 22 al 24 settembre scorsi sul tema “Aree interne e progetti d'area". 
 
I lavori sono stati aperti, ieri, da Cesare Emanuel (Rettore Università del Piemonte Orientale), Michele Maggiora (Presidente Asti Studi Superiori), Salvatore Rizzello (Direttore Digspes Università del Piemonte Orientale) Benedetto Meloni (Direttore Scuola di Sviluppo Locale Sebastiano Brusco), Maria Luisa Bianco (Università del Piemonte Orientale).
 
La giornata si è sviluppata attraverso i dibattiti, aperti dall'intervento di Carlo Trigilia, già ministro della coesione economica e docente dell'Università di Firenze, che ha presentato i risultati della ricerca sull'identità delle città medie. Lo spunto che ha suscitato le reazioni dei relatori che si sono susseguiti si è generato intorno al dilemma fra "città produttrici di sviluppo e città consumatrici incapaci di creare sviluppo, quali sono e come si possono definire città medie?". Sono intervenuti anche i docenti dei master Paolo Perulli, Daniele Pennati, Luca Garavaglia, Angelo Pichierri, a cui è seguita la tavola rotonda su L’identità territoriale e l’economia di un territorio in rete con la partecipazione di Paola Malabaila (Presidente Unione Industriale di Asti), Claudio Bruno (Direttore  ASCOM Confcommercio di Asti), Giuliano Viglione (Direttore Associazione Commercianti Albesi), Mauro Ardissone (Presidente Confesercenti di Asti), Armando Dagna (Segretario Uil Asti - Cuneo), Umberto Fava (Direttore Lamoro Agenzia di Sviluppo Langhe Monferrato Roero). 
 
In serata la delegazione ha partecipato ad una visita guidata alle collezioni d’arte della Pinacoteca Civica presso Palazzo Mazzetti e alla successiva cena presso Palazzo Gazzelli di Rossana, curata dal catering della Caffetteria Mazzetti di Asti. 
 
I lavori sono proseguiti oggi, con altri tre filoni di dibattito, sulle relazioni economiche e socio-territoriali delle città medie, gli assets produttivi, sociali e culturali delle città medie e le implicazioni politiche per le città medie.
 
Infine, la parola è andata proprio ai Sindaci di città medie: il "padrone di casa" Fabrizio Brignolo, Massimo Depaoli, primo cittadino di Pavia, Davide Drei da Forlì e Maura Forte da Vercelli, che hanno avuto modo di confrontarsi e ragionare insieme su come muoversi verso l'esterno, per non essere considerati realtà minori rispetto alle città metropolitane. 
 
"Sarebbe più conveniente proporci come un pezzo di un pacchetto turistico che parte da città metropolitane che hanno già riconoscibilità a livello internazionale" - ha sottolineato il sindaco di Asti, auspicando che il rapporto con la città metropolitana di Torino possa convogliare turisti anche verso l'astigiano, mettendo il nostro territorio nei pacchetti proposti ai turisti che, dall'estero, giungono in Italia per visitare la città della Mole.
 
"E' proprio la rete delle città medie che rende l'Italia così com'è" - ha aperto così il suo intervento il Sindaco di Pavia, che teme il potere sempre più crescente delle Regioni, con cui ormai i piccoli comuni non riescono più a dialogare perchè mancano ambiti intermedi, quale potrebbero essere le città medie. 
 
Le conclusioni sono state affidate a  Patrick Le Galés (Sciences Po, Parigi), docente ed esperto internazionale sul tema "Final remarks on middle-sized cities in Europe". 
 
s.c.