Mercoledì, 26 Novembre 2014 06:32

Ricordato dagli ex Allievi di Don Bosco il 60° di don Marcoz

All’altezza del cartello stradale di via Marcoz, l’Unione exallievi di Asti ha ricordato con un mazzo di rose ed una preghiera, nella ricorrenza del 60° anniversario della morte, il sacerdote don Alfredo.
All'oratorio di Asti dal 1921, don Alfredo risulta una figura particolare di sacerdote. Testa coperta dalla berretta a tre coste con un folto fiocco al centro e lievemente ricurva in avanti, fronte rivolta in basso verso due scarpe un po' lunghe che guardano all'insù. Il resto del corpo piegato leggermente ad arco. L'apparenza è quella di un bonaccione montanaro valdostano. Suo programma: «Curando i giovani prepariamo gli uomini». Suo metodo voler bene e farsi voler bene. Don Bosco diceva «Amate tutti i giovani, in modo che ciascuno creda di essere il preferito»; e proprio quest'impressione avevano i ragazzi dell'oratorio riguardo a don Alfredo.

Vengono gli anni duri della crisi economica, più tardi gli anni durissimi della guerra. La comunità salesiana è povera, i ragazzi sono poveri, ma all'oratorio si costruisce: si aggiunge il pensionato per i ragazzi che vengono dalla provincia a studiare in città, si aggiungono le scuole. Per tirare avanti costruire, don Alfredo si fa mendicante. E' sempre in giro a chiedere, e trova chi lo capisce e lo aiuta. Muore il 3 luglio 1954.
Al suo funerale c’era praticamente tutta la città.

Oggi è sepolto presso la tomba della famiglia Penasso nel cimitero di Asti. Nel 1974, l’allora sindaco Berzano Guglielmo, si adoperò affinché gli fosse intitolata una via (oggi è la strada che attraversa via Arduino e via Manzoni finendo nel cortile della Parrocchia).