Venerdì, 17 Ottobre 2014 18:10

Maltempo: è l’agricoltura a pagare il conto più salato, chiesto lo stato di calamità per l’alessandrino

“La richiesta da parte della Giunta Regionale al Governo di dichiarazione di stato di calamità per le zone danneggiate dalle violenti piogge cadute tra domenica e lunedì nell’alessandrino è  un primo, ma significativo passo, per favorire il ripristino della situazione e garantire una normalità sconvolta dalla furia delle acque e dall'incuria dell'uomo per il territorio".
Così il Direttore Regionale Coldiretti Piemonte Antonio De Concilio ha commentato la decisione presa dal presidente della Regione Sergio Chiamparino che, accompagnato dal prefetto della provincia di Alessandria Romilda Tafuri e dal presidente della Provincia, Rita Rossa, ha effettuato un sopralluogo effettuato nel territori colpiti maggiormente dall’alluvione, in particolare Castelnuovo, Garbagna e Novi Ligure.

Nel Basso Piemonte la situazione è ancora grave: danni difficili da quantificare per l’agricoltura che ammontano per milioni di euro. Compromesse strutture, campi sommersi, impianti elettrici a mollo  e cantine completamente allagate: 64 i comuni danneggiati. Molte aziende rimaste completamente isolate a causa di frane che hanno cancellato strade e reso impraticabili ponti e vie di accesso secondarie.

Per far fronte alle maggiori emergenze la Regione ha stanziato 5 milioni di euro ma la conta dei danni è appena iniziata.

“E’ l’agricoltura a pagare il conto più salato: a Gavi si fanno le prime stime per quantificare la perdita dell’oltre 10% degli impianti di vigneti del docg ed una percentuale ancora non definibile di perdita di prodotto – aggiunge il direttore provinciale Coldiretti Alessandria Simone Moroni -  Gravi le conseguenze anche nei molti campi allagati dove era appena stato seminato il frumento o dove erano ancora presenti  consistenti quantità di mais da raccogliere andate completamente sott’acqua”.

La Regione Piemonte ha assicurato che queste risorse saranno subito messe a disposizione, e reperite nelle pieghe del bilancio da accise sulla benzina destinate proprio alla protezione civile per le emergenze. Indicativamente i danni stimati dalla Provincia per quanto riguarda la viabilità e le frane ammontano a circa 35 milioni di euro a cui vanno aggiunti i 15 del sistema idrico senza contare i danni ai privati che fino ad ora non sono ancora stati stimati. Per questo è stato chiesto al presidente Chiamparino che si faccia parte diligente con il Governo affinché i Comuni non abbiano vincoli al patto di stabilità.

Dati che portano drammaticamente in primo piano che “il problema dell’erosione di terre fertili è imputabile oltre che alla sottrazione per usi industriali, residenziali, civili ed infrastrutturali anche dall'abbandono delle zone marginali, non in grado di garantire un reddito sufficiente a mantenere l’attività agricola. – conclude il direttore Coldiretti Piemonte De Concilio - Lo dimostra il fatto che negli ultimi 20 anni è aumentata di circa il 20 per cento la superficie forestale ma si è dimezzata quella di proprietà delle aziende agricole con un aumento di 300mila ettari di terreno che sono stati abbandonati per la effetto della chiusura delle aziende e si trovano ora senza la presenza di un agricoltore che possa svolgere attività di custodia, di valorizzazione, di protezione e di sorveglianza.

Per questo occorre difendere il terreno agricolo dal cemento nelle città e dall’abbandono nelle aree marginali valorizzando quelle funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli”, anche attraverso  l'attivazione  in modo virtuoso degli strumenti che si rendono disponibili attraverso la legge di orientamento in agricoltura, decreto legislativo 228 del 2001.