Venerdì, 26 Settembre 2014 12:02

Maltempo, embargo russo e crisi di mercato: la spirale negativa dell'ortofrutta piemontese

Come noto lo scorso 16 settembre la Commissione Europea ha presentato una nuova proposta di regolamento per rendere più efficaci le misure atte a sostenere i produttori ortofrutticoli colpiti dall’ embargo russo, dopo la sospensione, il 10 settembre scorso, delle precedenti disposizioni a seguito delle richieste, che hanno messo a dura prova le strutture comunitarie, avanzate dalla Polonia.

Dice il Direttore di Coldiretti Piemonte Antonio De Concilio “ La situazione nelle campagne piemontesi è molto pesante. La scorsa settimana abbiamo scritto anche all’ Assessore Giorgio Ferrero affinchè, in sede di conferenza Stato-Regioni venissero affrontate due questioni: una riferita alla crisi di mercato dell’ ortofrutta, l’ altra relativa agli aiuti comunitari sull’ embargo operato dalla Russia sulle nostre pesche. E questo perché la Commissione Europea ha anche dato facoltà a ciascuno Stato membro di usufruire di un volume addizionale di intervento da distribuire a propria scelta tra i prodotti oggetto di intervento. Ribadiamo che i fondi sono pochi e saranno comunque erogati tardivamente. Il nostro Governo deve arrivare preparato e consapevole del malcontento dei nostri frutticoltori alla riunione del consiglio informale dei ministri dell’ agricoltura europei, previsto per il 30 settembre a Milano”

La deflazione nelle campagne  ha fatto crollare in media i prezzi pagati alle imprese agricole. Dal 5 per cento con punte del 17 per cento per la frutta. Questa è la causa del clima di sfiducia dopo una estate funestata dal maltempo che ha provocato danni diretti ed indiretti superiori al miliardo. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati dell’Istat sulla fiducia delle imprese a settembre. La crisi sta alimentando una spirale negativa tra consumi e deflazione che sta mettendo a rischio le imprese e la spesa dei consumatori. I prezzi pagati alla produzione agricola calano del 7 per cento per le coltivazioni con riduzioni più sensibili delle quotazioni per vini (-18 per cento), frutta (-17 per cento) e semi oleosi (-22,5 per cento) mentre per l’allevamento le quotazioni del bestiame vivo si riducono del 6,8 per cento.