Venerdì, 27 Giugno 2014 16:52

Lotta alle dipendenze patologiche, opportuno un approccio di genere

Le donne sono complessivamente meno esposte al consumo di sostanze psicotrope illecite e alle dipendenze tradizionali, così come manifestano meno frequentemente degli uomini, già dall’adolescenza, comportamenti a rischio indotti dalla ricerca di emozioni forti.

Questa constatazione, però, tanto vera quanto generica, nasconde significativi elementi di complessità e problematicità.

È quanto emerge da una ricerca svolta dal Dipartimento Patologia delle Dipendenze “C. Olievenstein” dell’Asl To2 per conto della Commissione regionale per la realizzazione delle Pari Opportunità tra uomo e donna, presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa.

In particolare dallo studio è emerso come le trasformazioni sociali e culturali in corso, per cui la sempre maggiore partecipazione delle donne alla vita sociale e lavorativa è ancora scarsamente accompagnata da un bilanciamento dei ruoli familiari, determinano non una ridistribuzione, ma un accumulo sulle donne di
responsabilità, impegni e, presumibilmente, fattori stressanti.

Dato ancora più grave, rivelato da molti studi, è come il gap nelle prevalenze di consumo tra uomini e donne si stia progressivamente riducendo, soprattutto per quanto riguarda le fasce giovanili e alcune manifestazioni di abuso caratterizzate, per esempio, da ‘abbuffate’ contemporanee di più sostanze.

Le differenze tra i generi si riducono ulteriormente se si considerano il consumo di sostanze legali e i comportamenti non sanzionati dalla legge, come quelli riguardanti l’alcol, il gioco d’azzardo e gli psicofarmaci.

Se in futuro si allargherà, come sta avvenendo a livello internazionale lo spettro dei comportamenti che possono configurarsi come dipendenza (cibo, acquisti, social network, ecc.), è probabile che la
presunta maggiore immunità delle donne dovrà essere ridiscussa.

Non dobbiamo sottovalutare l'importanza di valutare il tema della lotta alle dipendenze patologiche partendo dall'approccio di genere – ha dichiarato l’assessore alle Pari Opportunità, Monica Cerutti - Sarebbe fondamentale comprendere le dimensioni del fenomeno considerando anche il sommerso ed è per questo che dobbiamo avere dati che ci aiutino a fare riflessioni sulle diverse incidenze che ci sono tra uomini e donne. La Regione per le proprie politiche deve considerare anche la dimensione di genere, e questa era la logica del bilancio di genere di cui tanto si è parlato, ma sul quale poco si è fatto. Probabilmente non è stato considerato un elemento utile per le politiche regionali.

In un momento di crisi economica le sostanze che creano dipendenza possono essere viste come una valvola di sfogo. Sarebbe necessaria una maggiore attenzione in merito sul fronte medico. Nel passato piano sanitario, anche se all'opposizione, sono riuscita a fare inserire un capitolo sulla medicina di genere. Dobbiamo continuare a investire su questo fronte anche per mettere in evidenza come l'effetto dei farmaci possa essere differente tra uomo e donna, cosa che i test medici non tengono spesso in conto. Lo stesso vale per le reazioni che creano le sostanze per la dipendenza.

Anche le malattie hanno un'incidenza diversa tra uomini e donne. Su questi elementi debbono essere elaborate le politiche di prevenzione di competenza regionale.

Le pari opportunità non servono solo a fare convegni, ma servono a indirizzare le politiche delle diverse istituzioni”.