Mercoledì, 28 Maggio 2014 17:15

Spunti per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali: la cultura dell'incontro

In occasione della 48^ Giornata delle Comunicazioni Sociali che cadrà il 1° giugno, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Adriana Marchia, direttore dell’Ucs della diocesi di Asti.

Il tema del messaggio del Santo Padre Papa Francesco per la 48° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra quest’anno in tutto il mondo domenica 1° giugno 2014, si pone in stretta continuità con la tematica dell’anno scorso (Reti sociali: porte di verità e di fede;nuovi spazi di evangelizzazione).Esso approfondisce la riflessione sul modo di essere, di vivere da cristiani nel mondo digitale, portando nel Web e nei suoi luoghi ed ambienti, ad esempio in Internet, Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp l’impegno, l’entusiasmo, il coraggio di aprire nuovi spazi di incontro e di solidarietà tra tutti e “questa è cosa buona, è un dono di Dio” (dice Francesco).

Ma non tutta la comunicazione aiuta ad essere vicini, a condividere, a dialogare con sincerità ed apertura di cuore. Le reti digitali sono spazi animati non da fili, ma da persone: sta a noi che le usiamo quotidianamente, renderle esperienza di vita, accettando le differenze di pensiero e di azione dei nostri eventuali interlocutori attraverso forme di dialogo, quella che viene detta "armonia nella diversità": in tal modo si favorisce “la cultura dell’incontro, che ci chiede non solo di dare, ma anche di ricevere dagli altri.” (cfr. Messaggio di papa Francesco).

A questo proposito, come afferma il Santo Padre nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”(n.87), “sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio”.

Ma per far ciò, il papa ci ricorda che dobbiamo acquisire “un certo senso di lentezza e di calma. Questo richiede tempo e capacità di fare silenzio per ascoltare”. Occorre, cioè, coltivare il desiderio di ascolto dell’altro e di conoscenza della sua cultura e delle sue tradizioni. Pensiamo quanto ciò sia vero, in un’epoca di grandi migrazioni di popolazioni, di singole persone che ci troviamo accanto all’improvviso anche qui in Asti e che, magari, arrivano dalle “periferie del mondo” e che, quando riescono, con internetcomunicano con i loro cari lontani! Non a caso nel Messaggio 2014viene evocata la “parabola del buon samaritano, che è anche un buon comunicatore”, perchè non passa oltre (il ferito a terra non è come lui…), ma è lui che si fa prossimo, che si fa simile a quell’uomo ferito; non solo, ma si carica di quel corpo e della sua dignità offesa e lo affida all’oste, che coinvolge nel dono della prossimità.

Così nelle strade digitali, non basta essere connessi: possiamo incontrare e, a nostra volta, donare tenerezza, attenzione, lasciandoci coinvolgere in prima persona, perché i media non sono neutrali e non sono soltanto amplificatori del male, presente, come si sa, in qualsiasi altro ambiente di vita. Francesco lo ripete spesso: preferisce una Chiesa accidentata, una Chiesa-ospedale da campo che non una Chiesa malata di autoreferenzialità, chiede di aprire le porte anche nell’ambiente digitale, che è il nostro quotidiano negli spazi della prossimità e quindi della missionarietà. Certo, con l’icona di Gesù che si accompagna ai discepoli di Emmaus e spiega loro pacatamente le Scritture, le Chiese locali devono inserirsi con più evidenza nella rete nel " dialogo con gli uomini e le donne di oggi per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze" e riscoprire seriamente con gli interlocutori la bellezza della fede, dell’incontro con Cristo, che apre sempre alla gioia. E per questo "la nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria .

Ma il Papa nelle sua concretezza lancia anche un ulteriore appello, anzi una sfida che richiede energie fresche e un’immaginazione nuova: “Non abbiate timore di farvi cittadini dell’ambiente digitale”, il che significa che lì nella piazza=nell’agorà della rete deve essere presente in modo significativo la chiesa= l’ecclesia, per contribuire all’elaborazione del bene comune in ogni territorio.

Infine -Camminare, osservare, raccontare- lo stile che Papa Francesco con questi tre verbi indica agli operatori della comunicazione, come afferma il direttore de’ “Il Segno”.
Quindi andare in mezzo alla gente, vivere la loro vita e osservare la realtà che ci circonda: farne motivo di silenziosa riflessione prima di raccontare con lo strumento mediale a noi più consono, impegnando sì la nostra competenza, credibilità personale, capacità di ascolto, linguaggio chiaro e adeguato, ma soprattutto avendo l’attitudine a scoprire il volto dell’altro in una immediata comunicazione di prossimità.